La vocazione al sacerdozio
| Carissima Sorella
e carissimo Fratello,
I genitori di solito hanno una forte preoccupazione per l’avvenire dei figli e questa li spinge a pensare per loro una possibile futura professione o mestiere. Quindi aiutano i figli consigliandoli e orientandoli magari verso certi studi o verso certi interessi. Cercano insomma di "direzionarli". Per poter fare questo però occorre una buona conoscenza delle qualità dei figli. Conoscenza delle loro aspirazioni e desideri più profondi. Non sempre ciò avviene, ma é meraviglioso quando avviene! Comunque, chi decide l’avvenire dei figli sono i figli stessi, non vi é dubbio! Un giovane, una ragazza ha tutto il diritto... e il dovere di decidere il proprio futuro, anche se ciò non esclude il consiglio del genitore. Quando fra genitori e figli c’é dialogo, c’é anche un aiuto scambievole che vìola mai la libertà. Però, la fatica del cercare e del realizzare la propria vita, carissimi giovani amici, la dovete fare voi in prima persona, altrimenti vi ritroverete a che qualsiasi professione o mestiere o vocazione sceglierete solo per far contento qualcuno rischierà di diventare 0per voi un peso e motivo di insoddisfazione. Si comincia da qui, dal rendersi liberi e responsabili nel conquistare e realizzare la propria esistenza come persone mature inserite nel consorzio umano, in una società. Un mestiere, una professione permette alla persona di investire in positivo le proprie energie, di mettere a frutto le proprie capacità intellettive e consentono una vita dignitosa e magari gratificante se ciò che si fa piace. Ma é la vocazione che dà il senso vero alla vita. Fare il falegname o l’avvocato non é tutto. Fare il medico o l’insegnate con sensibilità e passione é certamente molto bello. Ma il cuore ha esigenza di amare. Quando uno chiude bottega, o l’ufficio o smette il turno, deve sapere perché e per chi ha lavorato. Per se stesso, per i soldi o per la gioia di qualcuno che a casa lo aspetta? Se manca "l’altro" che senso ha la nostra vita e il nostro fare? Voglio dire che nella vita "non siamo degli arrivati" quando abbiamo raggiunto "una buona posizione", "quando guadagniamo bene", ecc., (può essere importante anche questo), ma quando abbiamo trovato la vocazione attraverso la quale spendere, donare la nostra vita per qualcuno. Quindi, soprattutto nell’età giovanile dovete sentirvi impegnati a cercarla la vostra vocazione, é fondamentale! A vent’anni ad esempio, é tempo di chiedersi seriamente che cosa si vuole fare della propria vita. Quale significato darle. E ancora meglio, pregare il Signore che faccia capire, che illumini il cammino di ricerca. Partiamo con le idee chiare: la vocazione é un dono di Dio qualsiasi essa sia e come tale va accolta. Però é un germe che ha anche bisogno di un terreno adatto per svilupparsi e crescere. In una famiglia serena dove i genitori si vogliono bene, sicuramente i figli guarderanno al matrimonio con fiducia, come a una cosa bella. E in una famiglia cristiana normale, dove un giovane può parlare e condividere anche le cose dello spirito sarà facilitato nello scoprire la chiamata al sacerdozio (di questa stiamo parlando) e anziché sentirsi "strano" ne coglierà tutta la grandezza e la bellezza. E’ importante allora conoscere i primi segni, segni molto normali e a portata di mano di cui il Signore si serve ogni giorno per far comprendere la sua volontà. I segni possono essere molti, é vero, ma ciò che conta come prima cosa é capire di essere idonei, avere cioè una salute normale, un buon equilibrio psico-affettivo, capacità di relazionarsi, ecc. E anche la retta intenzione é importantissima, cioè la volontà libera e sincera di consacrarsi al Signore. Non ci sarebbe infatti una retta intenzione se un giovane volesse farsi sacerdote per fare carriera, o volesse trovare rifugio, o per far contento un genitore. L’intenzione di un giovane é retta quando egli vuole farsi sacerdote per la salvezza delle anime, per annunciare il Vangelo, per aiutare i poveri, ecc. La voce del Signore però é una voce tenue, di solito si fa percepire nel profondo; bisogna saper tacere ed ascoltare. Altre volte si manifesta attraverso una lettura, un incontro, una circostanza. Un giovane prete ordinato da poco, venendo da noi a celebrare una delle sue prime Messe ci disse che alla scoperta della sua vocazione avevamo collaborato anche noi, a nostra insaputa. Egli veniva a comprare le ostie per il suo parroco e si sentiva affascinato dal silenzio sacro che respirava in portineria mentre attendeva di essere servito. Un sacerdote di una certa età invece, mi raccontò che egli era prete a causa di una sua birichinata in tempo di messa. Portava in tasca una piccola trottolina e mentre era in ginocchio accanto all’altare se la faceva girare piano piano sul gradino dell’altare. Era un ragazzetto molto vivace. Il parroco se ne accorse e girandosi gli disse sotto voce: se non stai fermo ti faccio fare una figuraccia davanti alla gente. E il ragazzo per tutta risposta e con aria un po’ canzonatoria:"...e io mi farò prete!" Si fece davvero prete e fu un bravo prete. Dico "fu" perché é già in Paradiso. A volte ho incontro giovani che la vocazione del prete ce l’ hanno scritta in faccia e loro lo sentono, eppure cercano chissà che cosa. Sono complicati! Vogliono delle conferme, vogliono certezze! Ma io dico che "la certezza ce l’hai dentro di te quando il tuo cuore arde di passione per il regno di Dio! Non servono altre conferme. Non ci sono. Tua é la risposta e nessuno può prendere il tuo posto. Basterà leggere i vari incontri di Gesù che troviamo nel Vangelo e ci accorgeremo che Lui non ama dare risposte che infondano sicurezza. "Maestro, dove abiti? Venite...e vedete" (Gv 1,28). "Chi mi vuole seguire...rinneghi se stesso" (Mt 17,24-25). E a chi l’ ha seguito e si stanca, di fronte agli altri chiede senza mezzi termini: "Volete andarvene anche voi?" E a chi seguendolo gli ha chiesto cosa riceverà in premio risponderà che riceveranno cento volte ciò che hanno lasciato e avranno in più la vita eterna (Lc 18,28-30) Gesù é il primo a dare fiducia perché ama e la sua fiducia é tale da mettere nelle mani di un giovane i suoi stessi poteri. I giovani invece rispondono con la paura e una qual certa, diciamolo chiaro, mancanza di fiducia nel Signore. Che vocazione grande é quella del sacerdote! Che dono grande per l’umanità é il sacerdote! Fino a non molti anni fa, dopo la novità del Con:Vat. II, si era fatta strada fra le gente, l’idea che il sacerdote doveva uscire dalla sacrestia e scendere in mezzo alla gente per essere uno di loro. Ma in che modo? Forse la gente aveva preteso di farlo scendere troppo in basso e così la figura del prete veniva svilita, diminuita. Ora le cose sono cambiate. Si, é vero, il sacerdote deve stare in mezzo alla sua gente, ma la gente deve riconoscere che egli non é un uomo come gli altri. Egli é un consacrato di Dio da amare come tale e non come un qualsiasi bravo giovanotto. Egli appartiene al Signore per il nostro bene e anche per questo andiamo da lui con fiducia e confidenza. Oggi conosco davvero tanti, tanti giovani sacerdoti pieni di entusiasmo per l’apostolato e pieni di fervore per la preghiera. La Chiesa ha bisogno di loro, ha tanto bisogno per riportare tanta gente sulla retta via. Ha bisogno per dispensare la Parola del Signore e distribuire la sua misericordia. Anche la vocazione del sacerdote può realizzarsi in vari modi: come prete di parrocchia, come missionario in un Congregazione di missionari, come religioso in un Ordine religioso Lasciatemelo dire, prima di chiudere: anche i domenicani aspettano giovani predicatori, per annunziare a tutto il mondo la Buona Novella. Occorrono giovani desiderosi di partire per le nuove missioni, altri per studiare e insegnare le verità della fede. Comunque, ciò che conta é NON AVERE PAURA e con coraggio partire: Gesù chiama operai per la sua messe! Rispondete o aiutate a rispondere un bel "SI" !
|
|---|