QUA E LA' DALLA LETTERA DI

P.CARLOS ASPIROS COSTA,

ATTUALE MAESTRO GENERALE

E

DI P.TIMOTHY RADCLIFFE

 EX MAESTRO GENERALE

 

"Dio dell'amore e della fedeltà, che ci hai mandato la tua Parola perché fosse il nostro cammino; fa che seguendo questa strada sulle orme di San Domenico, camminiamo con gioia e pensiamo al nostro Salvatore. Amen" 

 “La nostra amicizia con Dio si ritrova incarnata integralmente nel tessuto della vita comunitaria. Ho visto il frutto di questo nella gioia di così tante ricreazioni con voi. Suor Barbara di Herne scrisse: “È là nella ricreazione che le monache esprimono la propria gioia di stare insieme, ridono tanto, fino al punto di sorprendere i partecipanti a un ritiro ospiti della foresteria che colgono da lontano questi segni di letizia per una mezz’ora circa tutte le sere.” Queste monache sono eredi di una lunga tradizione. Un giorno, quando Domenico tornò a S. Sisto a tarda sera, fece alzare le monache per impartir loro insegnamenti e potersi poi rilassare con loro con un bicchiere di vino. Continuava a incoraggiarle a bere di più, “bibite satis.” Nella mia esperienza sono normalmente le monache a dirlo ai confratelli! Quella gioia fa così parte della nostra tradizione che Giordano interpreta persino l’espressione “entrate nella gioia del Signore” come un invito a unirsi all’Ordine, dove “tutti i vostri dolori saranno trasformati in gioia e la vostra gioia nessuno ve la può portar via.”

 

“Ciò che conta non è tanto la clausura come esclusione dal mondo, ma ciò che contiene, una vita con Dio, così come un bicchiere si può riempire di vino.”

 

"Il monastero è una casa perché è un posto dove le monache abitano con Dio (Lcm 36), ed è pertanto là che altri possono intravedere la vera dimora che tutti cerchiamo, dove riposeremo in Dio, il nostro eterno Sabato. Ecco perché così spesso i monasteri sono al cuore della Famiglia Domenicana. Spesso la Famiglia Domenica gravita attorno al monastero quale luogo ove tutti siamo a casa."

 

"Per quanto la clausura possa dare la sensazione di essere uno spazio limitato, dimorare con Dio apre uno spazio immenso, della “larghezza e altezza e profondità dell’amore di Dio (cfr. Lcm 36). Suor Margaret Ebner racconta come, a volte quando riceveva l’Eucarestia, “ il mio cuore si riempiva a tal punto che non potevo contenerlo. Pensavo fosse esteso quanto il mondo". Questa “espansione del cuore” (latitudinem cordis) di cui parla Tommaso, ci apre all’immensità di Dio. Se dimoriamo con il Signore, allora egli ci condurrà in ampi spazi persino in una piccola clausura. Se la clausura è vissuta bene allora il suo frutto è la magnanimità, la larghezza di cuore, in cui ogni piccineria è trascesa."

 

"Lcm 101 § II dice che le monache sono specialmente chiamate a studiare la Parola di Dio. Questa non è un’attività arida. Giordano dice a Diana: “Leggi e rileggi questa Parola nel tuo cuore, rigirare nella tua mente, fa’ che sia dolce come il miele sulle tue labbra, meditala, soffermatici, così che possa dimorare con te e in te per sempre.”.

 

 "In ogni comunità di clausura sta sempre in agguato il timore della noia: di vivere nello stesso posto, con le stesse persone, di ascoltare le stesse battute e di mangiare lo stesso cibo. Ma la Parola è sempre nuova e fresca dell’eterna giovinezza di Dio. Periodicamente abbiamo bisogno di recuperare l’eccitazione dei discepoli sulla strada di ritorno verso Emmaus: “Forse che i nostri cuori non ardevano in noi stessi, mentre egli ci parlava lungo la via e ci spiegava le Scritture?” (Lc 24.32). Lo studio della Bibbia rinnova la nostra capacità di stupirci."

 

Lo studio della teologia dovrebbe essere gioioso. Veniamo a conoscenza delle grandi cose che Dio ha compiuto per noi. Tommaso diceva: “Coloro che si dedicano alla contemplazione della verità sono i più felici che possano esserci in questa vita.” E per lui la contemplazione della verità significava prevalentemente studio. Impariamo ad amare la Parola di Dio, e ad essere “nutriti dal suo fascino (dulcedo).

  

Conclusione

“Una città posta su un monte non si può nascondere” (Mt 5.14). Quest’espressione evoca così tanti monasteri posti in cima a una collina: Chalais, Orbey, Los Teques vicino a Caracas, Rweza, Drogheda, Vilnius, Perugia, Santorini e altri. Ma che il convento sia su un monte o in pianura, nella giungla o in una città, se vivete la vostra vita con gioia, allora la sua luce non si può nascondere. Come scrisse Giovanni Paolo II, questa vita consacrata esiste, “affinché il mondo non sia mai senza un raggio di divina bellezza a illuminare la strada dell’umana esistenza”. Abbiate fiducia nel vostro stile di vita monastico. È un dono che viene da Dio."

 

STOP!!!

 

 

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sr.Giovanna op,

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