Natale nella vocazione domenicana
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Il dover scrivere una pagina vocazionale in clima natalizio mi ha fatto pensare a Domenico, nostro Padre e fondatore. Dovrebbe venire più spontaneo pensare per esempio a Francesco, al suo primo presepe. Francesco ha per la verità questo merito. Ma ho pensato a Domenico non per campanilismo; Domenico e Francesco erano amici e così lo sono tuttora i loro figli, ma ho pensato a lui, che tanto ha predicato e difeso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Egli infatti si trovò agli inizi di questa nuova avventura a cui Dio lo chiamava proprio a dover difendere la divinità di Gesù. I Catari infatti insegnavano che Gesù non è Dio e neppure uomo, ma un angelo sotto le apparenze di un uomo. Essi consideravano il mondo opera del demonio, il corpo opera del male. Il matrimonio peggio del meretricio, perché ordinato alla procreazione e quindi a perpetuare il male. Nonostante questi principi non cristiani, molti non sapevano di professare una dottrina non cristiana. Ecco, se in Italia c’è Francesco che richiama alla semplicità del Vangelo, dalla Francia parte la predicazione della Parola , allora riservata ai soli vescovi. Domenico inizia proprio così, predicando che il Verbo fatto carne è vero Dio e vero uomo. Egli è il Salvatore! Sarà il pellegrino di Cristo, l’uomo della strada. La sua attività, che scaturisce dalla preghiera, dallo studio e dalla contemplazione, è straordinaria, prodigiosa. Non ha mezzi materiali, vive di elemosina, si muove a piedi dalla Spagna all’Italia, dall’Italia alla Francia e dalla Francia all’Italia. E’ il totalmente consacrato alla Parola di Dio nel difficile mondo del suo tempo. Ma i tempi si ripetono e anche il nostro mondo odierno è difficile e rigurgitante di false dottrine, di idoli falsi e di confusione dei valori. Domenico allora rimane più che mai attuale nei suoi figli che da otto secoli continuano l’opera del Padre nella difesa e nella predicazione della Verità che è Cristo stesso. Che cosa significa oggi per un giovane rispondere alla chiamata del Signore? Non significherà orientarsi verso qualcosa che lo metta in condizione di divenire una forza per l’urgenza del suo tempo storico? Forse un domenicano non avrà la pienezza del carisma che fa giocare i ragazzi , ma sicuramente può offrire la chiarezza della dottrina. Egli è il servitore della Sapienza, lo specialista della predicazione della Verità studiata, meditata, contemplata amata, difesa. San Domenico di Gusmàn non aveva mai pensato di fondare un Ordine nuovo, ma Dio gli ha chiesto di aprire gli occhi e il cuore sulle urgenze dell’umanità. Allora Domenico non scelse ciò che gli piaceva, ma ciò che era necessario fare per la salvezza dei fratelli. Così il papa Onorio III, approvando questo nuovo Ordine lo chiamò "Ordine dei Predicatori" qualificando Domenico e i suoi figli "pugiles fidei", pugili della fede. Alla fine dell’Anno Giubilare, che ci ha dato l’opportunità di conoscere, attraverso varie realtà, la sete che gli uomini hanno di Dio, ma anche l’ignoranza del Vangelo, della Verità della fede e le storture che sono le eresie del nostro tempo, la Chiesa chiede ancora "pugili della fede", predicatori appassionati della Parola che salva. Frati, contemplative, sorelle di vita apostolica e laici sono la grande Famiglia di San Domenico. Conoscila durante il tuo discernimento vocazionale. Scrivici se vuoi. Buon Natale, Sr. Maria Pia o.p. |
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