Il
beato Piergiorgio Frassati
Il
4 luglio 2005 si compiranno gli 80 anni dalla prematura morte del giovane
universitario il Beato Piergiorgio Frassati che fu inserito dal Papa Giovanni
Paolo II nella fulgida Schiera dei
Beati Domenicani il 20 maggio 1990. Il Santo Padre stesso lo definì “
l’uomo delle Beatitudini “.
Piergiorgio
Frassati era nato il 6 aprile 1901 a Torino. Era un giovane sano di spirito e
valido di mente e di corpo, amante delle vette che, dopo una escursione gli
ritempravano lo spirito e ravvivavano le forze fisiche, ma anche convinto e
gioioso della Fede Cristiana che sapeva audacemente esprimere in materia di
quella Religione che, senza dubbi apertamente manifestava con chi lo comprendeva
perché ne condivideva gli altissimi valori, libero, però, nel professarla
anche davanti a chi non lo capiva. Avendo concepito la Fede Cristiana come una
seria Milizia, giovane entusiasta della bellezza dell’anima che attraverso la
frequenza ai Sacramenti, conferiva un ardore straordinario al suo modo di vivere
il Cristianesimo con lo slancio e il fervore dei primi Cristiani dell’antica
Roma, decise di frequentare con altri giovani amici il Convento dei Frati
Domenicani, in Torino.
Quivi
Piergiorgio conobbe l’Ordine dei Frati Predicatori, la cui spiritualità era
estesa anche ai Laici che restando tali potevano entrare a far parte della
Famiglia Religiosa, fondata anche per essi, nel modo a loro possibile, dal
Fondatore stesso San Domenico di Guzmàn. Contento, Piergiorgio vi entrò con
tutto il suo fervore e il 28 maggio
1922 vestì il bianco piccolo Scapolare. L’anno seguente Professò nella
Fraternita Laicale Domenicana di Torino la Regola che lo impegnava
per tutta la vita, Conobbe l’eroica vita religiosa del S.d.D. Padre
Girolamo Savonarola,fedele fino al Martirio al suo Gesù Crocifisso e lo scelse
come suo modello da imitare dal momento
che ne aveva assunto, nell’Ordine, il sacro Nome, per cui sarà sempre lieto
di firmare le sue lettere ad amici Confratelli col nome di fra’ Girolamo
Savonarola.
Unico
desiderio pel suo avvenire: diventare ingegnere minerario per alleviare la dura
fatica e i rischi, con le sofferenze a cui erano soggetti i minatori, dei quali
parlava come “ i suoi minatori”,
ma considerati come classe assai disagiata, e perciò riteneva fosse giusto
mettersi al loro fianco per vivere e lottare con le loro così difficili e
talora penose condizioni ; studiava appunto con impegno per poter
giungere a contribuire, mediante la competenza professionale, ad
eliminare le ingiustizie che la classe dirigente spesso operava a danno dei
diritti dei minatori.Per meglio aiutare quelli che, umilmente, chiamava
“collaboratori” aveva rinunziato all’idea di farsi sacerdote che per vario
tempo l’aveva attratto.
Dignitoso
durante la preghiera perché intesa come personale stretto colloquio con Dio che
chiamava Dio della sua profonda gioia, sempre allegro, passava improvvisamente
all’eccesso di risa scoppiettanti, ma il tratto più impressionante della sua
personalità, era l’unità della sua vita, il giudizio ponderato, la
naturalezza del suo passare dalla scatenata goliardia alla serietà compresa
della compostezza nei momenti in cui agiva da buon Samaritano presso il covile
ove giaceva la miseria e l’indigenza nera di chi era miseramente solo! Come
entrò come membro attivo delle Conferenze di S.Vincenzo de’ Paoli, si assunse
il compito di assistere i più poveri fra i poveri e vi si dedicò con tutto il
potere delle sue forze e il fervore che la Carità verso il Dio che amava, era
riuscito a fargli chiamare a raccolta le sue personali possibilità materiali.
Per
capire che cosa significasse per Piergiorgio la carità che deve animare il vero
cristiano, agli amici che ben
conoscevano quanto grande fosse il suo futuro impegno in quel desiderio che
tutto lo animava nel suo volersi donare ai poveri, bastava incontrarlo quando,
tutto trafelato e accaldato al suo giungere nella biblioteca della Facoltà di
Matematica dov’era da essi atteso, dopo le sue corse dalle famiglie più
indigenti. Come giungeva, gli amici gli vedevano sbucare dalle tasche fogli
zeppi di nomi ed indirizzi di tutta quella povera gente
che aveva di buon mattino visitato e beneficato. Questo riusciva a fare
con gioia e ardore di
soprannaturale carità, il figlio del senatore Frassati, a cui bastava per
essere appagato, con largo margine di gioia, l’incontro con quelle copiose
lacrime di riconoscente soddisfazione che rigavano le vecchie mani rugose che
stringevano al cuore i pacchetti della sua beneficenza! E
questo, perché la sua Fede gli diceva che il suo generoso gesto arrivava
al suo Dio nascosto sotto quei poveri cenci!
Un
amico appena iscritto nella Conferenza di S.Vincenzo, chiesee a Piergiorgio come
facesse ad entrare in certe case, specie se tuguri maleodoranti,così
lietamente,la prima domanda a lui rivolta fu: “ Come tu fai a vincere la
repulsione?” Egli rispose senza esitare “ Non dimenticare mai che se anche
la casa è sordida, tu ti avvicini a Cristo.Ricordati bene quello che ha detto
il Signore: “Il bene fatto ai poveri è bene fatto a Me stesso!” Intorno
all’infermo, al miserabile al disgraziato, io vedo una luce particolare, una
luce che non abbiamo noi; Gesù mi fa visita ogni mattina con la S.Comunione, ed
io gliela rendo nel modo misero che
posso, visitando i Suoi poveri”” Non
faceva la carità con i soldi di suo padre che
lo teneva a corto di quattrini,
ma risparmiando i soldi del tram per darli ai poveri. A volte rimandava le
vacanze estive a Pollone per rimanere lui a sostituire nelle visite a domicilio
i suoi Confratelli in vacanza, e quando il babbo gli propose, in vista della sua
laurea, come dono, la scelta dell’automobile o l’equivalente in denaro, egli
prontamente scelse il denaro, come confidò ad un amico: “è meglio che prenda
il denaro perché potrò servirmene per i miei poveri”
Altro
campo in cui il goliardo Frassati non poteva mancare, era quello del retto modo
di fare della buona Politica. Correva in quel suo tempo la passione dell’esser
cittadino attivo facendo politica con le idee chiare, cioè alla scuola di don
Sturzo. Frassati aderì al Partito Popolare, visto che serviva come strumento al
diffondersi dell’etica cristiana.Negli anni torbidi 1919-1920, Padre Robotti
di Torino fu sempre vicino a Piergiorgio mentre era accesa la propaganda
cristiana e potè assicurare quali pericolosi incontri ebbe a sostenere. Infatti
avvenne che dopo gli applausi , con cui aveva salutato la folla dei benpensanti
cristiani, a conferenza finita, egli s’era dovuto ricevere sonore bastonate
dagli avversari. E’ stato detto che in lui la Fede era diventata cultura.
Ma,
anche per Piergiorgio, l’ora della prova, stava in agguato.Era giunto il tempo
in cui la Croce di Cristo saggiasse la sua adesione al piano di Dio, per cui la
sua affezione a Cristo avrebbe dovuto manifestare quale profonda trasparenza di
Fede si sarebbe trasformata in pura offerta della vita a tale divina Volontà.L’esito
di tale offerta avrebbe rappresentato la maturazione della sua umanità
che sarebbe sfociata nell’autentica santità, fine ultimo della vita
umana. Il momento critico per lui ha inizio nell’estate del 1924.
Durante
un’escursione al Piccolo San Bernardo Piergiorgio si scopre innamorato di una
giovane donna che pensa sarà quella della sua vita.,é
Laura Hidalgo, ne parla con la sorella che subito lo distoglie da tale
scelta che non sarebbe gradita ai genitori. La strada al matrimonio gli viene
così sbarrata da circostanze che rendono impossibile anche la semplice
dichiarazione di questo amore. A questo punto, con l’accumularsi nella vita
del nostro giovane, del dramma familiare, della
programmazione proposta dal babbo che lo avrebbe distolto dal suo sogno di
condividere nel buio della miniera le fatiche dei “suoi” minatori, per
inserirlo nella amministrazione del giornale paterno “La Stampa”, il sogno
infranto più accarezzato del suo avvenire da vivere a fianco di Laura,
ormai perduta a causa del deciso diniego della madre, rinunce tutte volute da
chi avrebbe dovuto comprenderlo, lo indussero ad uno stato di sofferenza morale
che, nelle Mani di Dio, plasmatore del suo santo, furono strumento degli ultimi
ritocchi alla perfezione della statuina Piergiorgio. A tutto questo mare di
sofferenza si aggiunse la terribile poliomielite fulminante che, nel brevissimo
spazio di cinque giorni lo devastò e lo ricondusse al Dio che aveva tanto amato
e servito nei suoi poveri.
L’anima sua, purificata da tante intime prove, sorretta dai Santi Sacramenti che aprono le porte del celeste Regno, chiuse serenamente la sua breve giornata il 4 luglio 1925. I funerali di questo Universitario ventiquattrenne furono una stupefacente rivelazione per la Torino che non si sarebbe mai atteso un concorso così incredibile, perché, fra le persone di alto rango collegate alla famiglia Frassati, la folla piangente dei poveri da lui beneficati, ai parenti aperse gli occhi su quale tipo di vero Cristianesimo il loro Congiunto avesse impostata la sua vita. Come bene disse di Lui il Maestro Generale dei Domenicani “”Egli , poiché in Dio aveva trovato la gioia di vivere, a 24 anni trovò la forza di morire perché Dio lo aveva voluto e preso tutto per Sé” e al Dio che lo chiamava, senza rimpianto potè rispondere col suo “ Eccomi, sono pronto! “
da ERACLIANO N. 91-92 - VII/VIII/IX - MMV