Nella Iconografia sacra, relativa al Principe degli Apostoli del Signore Gesù, cioè San Pietro, risalta quasi sempre il segno del Potere che Gesù Cristo stesso gli ha consegnato quale simbolo del privilegio in cui l'ha designato nel Collegio Apostolico, quello dell'uso delle sante Chiavi del Regno che a lui soltanto sarà concesso per restituire alle anime ferite dalla colpa il primitivo lindore battesimale. Dopo l'evento grandioso della Pentecoste che riveste gli Apostoli di poteri soprannaturali a beneficio dei credenti nel Cristo, riconosciuto come Figlio di Dio, gli Undici da Lui inviati, cioè Pietro e gli altri Fratelli, comprendono che dal Cielo Egli continua ad assisterli attraverso la Divina Mediazione dello Spirito Santo che scende su di essi trasformandoli, da uomini terrestri, in "Inviati" da Dio, invasi nell'intimo da Doni Divini che li rendono uomini nuovi, adatti e capaci di rendere "nuovi" quanti ascolteranno la loro Parola. Quando escono dal Cenacolo con l'anima ricolma di tali sette Doni, la mattina di Pentecoste, Pietro inizia a comprendere quale mutamento sia davvero avvenuto nel suo spirito e avverte in pienezza il significato di quelle parole che, un giorno, a Cesarea di Filippo, a lui solo, solennemente Gesù Maestro aveva rivolto dicendo. "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa". In quella mattina in cui gli Undici, nel Cenacolo ricevettero l'infusione dello Spirito Santo in loro, essi ebbero coscienza che la Santa Chiesa si era stabilita ormai sulla terra, e che era iniziata per loro la grande epoca della evangelizzazione di tutti i popoli della terra che avrebbero creduto alla loro predicazione del Vangelo di Gesù Cristo. Gli esordi della Pentecoste di cui tutti loro Undici avrebbero subito posto mano all'avanzata del Cristianesimo nel mondo, si manifestarono quando appena essi si riconobbero "preda" dello Spirito di Gesù, verificandosi il fenomeno della "glossolalia", cioè della comprensione delle lingue, per cui uscito dal Cenacolo di Gerusalemme Pietro si accostò a quanti riempivano la piazza del Tempio che erano persone di varie etnie, come Parti, Medi, Elamiti, di Cappadocia, del Ponto, dell'Asia, Greci, della Panfilia, dell'Egitto, e altri ed a tutti Pietro parlava nel suo idioma nativo di Galilea, e tutti gli Undici furono capaci di farsi intendere da quanti ascoltavano le loro parole tutte illuminate ed accese, esaltando le grandi meraviglie che Dio stava compiendo in loro che altro non erano che uomini del popolo, privi di istruzione, provenienti dal lavoro della pesca, senza cultura e ricchi soltanto ora della Sapienza che lo Spirito aveva abbondantemente infuso nei loro cuori! Gli Apostoli di Gesù ora erano autorizzati ufficialmente a diffondere il Nuovo Testamento che Gesù era venuto a spiegare a loro perché avendolo fatto proprio allora per mezzo di lui che lo aveva presentato, ora, sulla scorta dello Spirito Divino, Nocchiere della Navicella di Pietro, la Santa Chiesa che sarebbe diventata anche Cattolica e cioè universale per tutto il mondo di ogni lingua, popolo e nazione. La solenne Investitura con cui Gesù aveva costituito Pietro unico Capo della sua amata Imbarcazione, ora lo Spirito santo dimostrava di averlo insignito del grado di Condottiero unico con tutti i poteri che ne derivavano. Pietro, del resto, aveva ben capito quale fosse, in sostanza, il primo motivo che aveva spinto Gesù a chiamare i Dodici alla sua sequela; l'intento primo che si agitava nel cuore dell'Uomo-Dio era proprio la sua volontà ben precisa di stringere alla sua persona quei Dodici cuori di uomini forti e generosi, quelle Dodici Volontà che egli avrebbe fatte sue. Questo lo aveva subito compreso il buon Simone di Giona, che si rese subito pronto senza indugio di sorta perché capì che la Scienza da acquisire era Lui, quello che, seguendolo, avrebbe dovuto amare e far amare, sarebbe stato Lui, non tanto la Sua Parola, che sarebbe venuta come logica conseguenza, ma Lui da amare follemente, senza reticenze essendo questo e non altro il perché del loro sentirsi chiamati per nome; il punto di partenza della vocazione che esige una consacrazione che è donazione totale della propria esistenza a Lui perché è Lui solo che può vantare diritti del genere sulla creatura che ha voluto formare per sé perché sia sua, è da qui che parte l'Avventura sacerdotale religiosa che vincola a Cristo con delle promesse inderogabili fiorenti giovinezze, in cui l'Amore di cristo diventa appassionante, bene unico che ha il potere di rendere felici quelli che lo amano perché hanno capito che da Lui per primo sono state amate, scelti da Lui che li voleva tutti per sé solo! Così è avvenuto che Simone di Giona si trovò con un soprannome che simbolicamente indica "pietra preziosa" che separa la persona dell'Apostolo da quelle degli altri. Infatti, Pietro sente di appartenere a Gesù Cristo talmente che quando vorrà affermare la sua profonda fede in lui, userà il termine molto ricco di "Il Santo di Dio" oppure a lui aveva detto decisamente: "Tu sei il Cristo, il Santo di Dio". La vita di San Pietro, primo Pontefice e Vicario di Cristo sulla Terra è ricca di eventi magnifici e nella impossibilità di farne una sia pur breve rassegna, ci limitiamo a segnalare uno degli ultimi episodi assai significativi. Apprendiamo dalla prima rielaborazione degli Atti Antichi di Pietro in senso cattolico, che dopo aver trattato del dolore dei cristiani e le suppliche a Pietro incatenato, San Lino narra l'incontro dell'Apostolo con Gesù, a Roma sulla via Appia. "Mentre Pietro camminava faticosamente, gli caddero le fasce della gamba, ormai consunte dal ceppo a cui era stato incatenato. Stava per varcare la porta della città, quando si vide venire incontro Gesù Cristo in persona che gli tagliò la strada. Pietro lo adorò e gli disse: "Signore, dove vai?". Gesù gli rispose: "Vengo a Roma per essere di nuovo crocifisso" e Pietro a Lui: "Signore, sarai crocifisso di nuovo?" e il Signore a Lui: "Sì, sarò crocifisso di nuovo". Pietro replicò: "Signore, torno indietro per seguirti". Quindi il Signore prese la via del Cielo …… Pietro, tornando in sé, capì che le parole di Gesù si riferivano al suo martirio, come cioè lui avrebbe sofferto per il Signore". Governava l'Impero in quel tempo la ferocia del crudele Nerone. Lo storico di Roma Tacito ci informa che dopo l'incendio che distrusse la metà della città di Roma nell'estate del 67 d.C. Nerone attuò una violenta persecuzione contro i cristiani da lui accusati di odio verso il genere umano (Tacito: Annales 15, 44, 4). Nel Circo Vaticano fra i massacrati fu ucciso pure l'Apostolo Pietro. Egli fu crocifisso come il suo Signore, ma essendosene ritenuto indegno, chiese ed ottenne di essere crocifisso ma col capo all'ingiù. Sepolto nel Colle Vaticano, solo durante gli scavi condotti sotto la grande Basilica voluta più tardi da Costantino, effettuati nel 1941, si vede come la valentía soprattutto della celebre archeologa Margherita Guarducci (scomparsa il 2 settembre 1998 all'età di 97 anni) fu possibile individuare il loculo contenente le ossa dell'Apostolo Pietro. La Guarducci, esperta anche in epigrafia ha letto così la iscrizione posta sul coperchio dell'urna preziosa: "PETROS ENESTI = PIETRO E' QUI" _ _ "PETROS EN EIRENE = PIETRO IN PACE"
Sulla via Appia Antica sorge una chiesetta dedita al "Quo vadis Domine", luogo dell'incontro e colloquio avvenuto tra Gesù Cristo che apparve in quel momento in cui l'apostolo Pietro era forse tentato di sfuggire al crudele martirio. Terribile conclusione per un uomo già tanto provato dalle fatiche e dal peso di lunghi anni di oneri gravosi imposti dall'impegno di dare un assetto resistente alla nuova Imbarcazione voluta nelle traversate difficili con quei capitani incoraggiati nelle procelle dal grido di Pietro che non smette di gridare a Gesù: "In verbo tuo laxabo retia!". Sì, sulla sua Parola, ogni Successore del primo Pietro griderà al Capo barca: "Sulla tua Parola, affonderò le mie reti". Ed è su questo grido della Fede di ogni Pietro, che è chiamato a governare la Chiesa, che la vela della Cristianità, solca gli Oceani nelle burrasche varie che l'accolgono e non teme perché Lui, il Dio che comanda agli uragani ha detto a Pietro "Le porte degli Inferi non prevarranno contro di essa!".
da ERACLIANO N. 76/77/78 - IV/V/VI - MMIV