S.Agnese da Montepulciano e S.Caterina da Siena: quando l’amore cambia il mondo

di sr. Mirella Caterina Soro o.p.

Le lievi e ondulate colline del senese, dipinte dalla mano di Dio con svariate tonalità di verde, fanno da sfondo alla storia di due donne che, a cavallo fra il XIII e il XIV secolo, nacquero e vissero proprio all’ombra di quell’angolo di cielo toscano. Due città, due storie, due scelte o, meglio, due chiamate. Una famiglia: quella domenicana.

 

Vita di S. Agnese

Agnese Segni nacque a Montepulciano nel 1268. La sua vita fu una continua manifestazione delle meraviglie che l’amore di Dio opera nella creatura che lo accoglie e Agnese fu come un canale attraverso cui la grazia del Signore raggiunse tanti concittadini che, attraverso di lei, ottennero grazie spirituali e fisiche. Divenuta una contemplativa domenicana, la sua esperienza terrena, raccontata dal Beato Raimondo da Capua, teologo e poi Maestro Generale dell’Ordine domenicano (che fu per tre anni, dopo la morte di Agnese, guida spirituale della Comunità della santa), è contrassegnata da innumerevoli miracoli, prodigi, eventi misteriosi che accompagnarono il suo passaggio in questo mondo: cammino che ella compì totalmente all’interno dei due monasteri da lei fondati (a Proceno, prima, a Montepulciano, poi).

Tuttavia, al di là della straordinarietà di tali manifestazioni, l’agiografo non manca di segnalare e sottolineare quelle caratteristiche spirituali che resero Agnese tanto degna di attenzione da parte di Dio e degli uomini. Carità, umiltà, pazienza furono le sue più grandi virtù, cui se ne aggiungevano innumerevoli altre, tanto che la fama della santità si diffuse già durante la vita al di fuori del paese dove viveva. Scrive il Beato Raimondo che Agnese aveva una "vita incontaminata, l’amore sentito verso il Creatore e le creature, la umiltà vera, il dignitoso modo di condursi, il rapido giungere della intelligenza, la vita, insomma, illibata, conclusa dal luminoso trapasso, seguito dal raggiante splendore delle grazie e dei miracoli". E più avanti si sofferma ancora e meglio sulle sue virtù e sul carattere : "Era remissiva per amore di santa obbedienza, condiscendente per umiltà, piena di fervore nella preghiera, cortese nella conversazione, sempre serena per amor di Dio, autorevole per l’assennatezza, tanto da riscuotere sempre l’approvazione di tutti, perché sapeva dominare e guidare la propria volontà in ogni atteggiamento dello spirito".

Nonostante l’agiografia del tempo fosse portata a fiorire talvolta le biografie dei santi, queste descrizioni risultano così particolareggiate e precise da non lasciare alcun dubbio circa la loro autenticità e trasparenza.

L’amore per Dio che riempiva il cuore di Agnese era anche contagioso. Si legge infatti più avanti: "Tanta grazia rasserenava il volto della vergine santa, che nessuna poteva opporre resistenza ai suoi dolci avvertimenti e alle sue parole soavi, ma tutte correvano al servizio di Dio, seguendo la fragranza del balsamo, che emanavano le sue rare virtù". La sua esistenza si chiuse nel 1317 ma ella continuò anche dal Cielo a intercedere per i suoi tanti figli spirituali presso quel Signore che fu Re del suo cuore e della sua vita.

Caterina, ventiquattresima figlia di Lapa e Jacopo Benincasa, nacque a Siena nel 1347. A sei anni ebbe la prima visione e, da Dio, la chiamata a donarsi totalmente a Lui. Crebbe in una famiglia numerosa dove iniziò a vivere di preghiera e atti di amore. Durante la sua giovinezza ebbe un periodo di sbandamento, di cui sempre serberà il ricordo e il rimorso. Invero, niente di male ella fece: ma quel vivere mondano, fatto di feste e vanità, cui si era data, anche per insistente pressione della madre e della sorella, di certo non era adatto al suo cuore che custodiva ben altre aspirazioni e desideri. Caterina, nonostante le dure opposizioni materne, entrò nell’Ordine domenicano come terziaria. Dopo tre anni di preghiera e totale solitudine (parlava solo col confessore) e dopo aver ricevuto grandi grazie dal Signore (ebbe il dono dello scambio del cuore e il fidanzamento spirituale), Gesù stesso le indicò la strada che Egli da sempre aveva pensato per lei: non nel nascondimento, ma fra la gente sarebbe stata la sua missione. Ed ella, giovane, illetterata, più portata alla contemplazione, comunque si fidò e aderì. Si diede, allora, alle opere di carità nei confronti di malati, carcerati e di ogni genere di personaggi. Iniziò ad attirare a Dio anche i più lontani e bestemmiatori: nessuno poteva resistere alle sue parole infuocate dell’Amore di Dio. Ma la sua missione non si limitò al confine di Siena. A Pisa (dove ricevette le stigmate) fu madre spirituale di molti detenuti e condannati a morte che consolò e sostenne nel momento del trapasso, dopo essere riuscita a riavvicinarli a Dio. A Firenze (dove fu chiamata dal capitolo dell’Ordine a causa di sospetti destati dalla sua dottrina, in realtà molto cristallina, e dove le venne dato come Padre spirituale il Beato Raimondo da Capua, che divenne poi suo biografo) si fece addirittura mediatrice fra il popolo e il Papa Gregorio XI. Si recò poi ad Avignone e riuscì non solo a riconciliare il "dolce Cristo in terra" con i fiorentini, ma anche a riportare la sede papale a Roma. In quest’ultima città, poi, si trasferì, e fu più volte chiamata in Vaticano per parlare ai Cardinali. Scrisse il "Dialogo della Divina Provvidenza", dettatole dallo stesso Signore, e numerose lettere alle più disparate persone (ricchi e poveri, semplici e politici, cardinali e lo stesso Papa). Si conservano anche numerose preghiere da lei recitate a voce alta e messe per iscritto dai suoi "discepoli". Morì a Roma, all’età di trentatré anni, nel 1380.

Il cuore di Caterina

Scrive di lei lo stesso Raimondo da Capua, già biografo di Agnese e confessore e direttore spirituale di Caterina: " Il fuoco di amore che portava nel cuore per ciascun fedele in particolare, e per tutti presi insieme, era così grande, che tutti i pensieri, le parole, gli atti, tutta la sua vita ed ogni sua intenzione non manifestavano altro che la carità e la compassione del prossimo". Poi:"Anch’io, benché pieno di difetti, mi sono incontrato con sante persone; non ricordo però di averne mai veduta una, né credo di incontrarla più, che racchiudesse in sé una somma di virtù tanto universale come appariva in questa vergine". E più avanti: "Voglio però anche che tu sappia che se tu avessi veduto e udito come me quelle cose che io ho veduto e udito, avresti osservato con gli occhi della mente l’imitatrice dell’umiltà e della purità della gloriosa vergine Maria, della austerità e della povertà di Giovanni Battista, della penitenza e della povertà di Maria Maddalena, della schiettezza e della santità di Giovanni Evangelista. Avresti certamente riveduto Pietro nella fede, Stefano della speranza, Paolo nella sapienza della carità, Giobbe nella pazienza, Noè nella sofferenza, Abramo nell’obbedienza, Mosè nella mansuetudine, Elia nello zelo, Eliseo nei miracoli. Con Giacobbe poi contemplava, con Giuseppe predicava il futuro, con Daniele rivelava i misteri, con David lodava giorno e notte l’Altissimo. Non esagero, sai, lettore carissimo, non esagero!". Vera imitatrice di Cristo, della Vergine Maria e dei santi, ebbe singolare personalità, vita, esperienza e vocazione che la rendono davvero unica nella storia della Chiesa.

Agnese e Caterina: l’amicizia dei santi

Cosa può accomunare una donna vissuta sempre nello stesso ristretto spazio di vita e un’altra che viaggiò e parlò a piccoli e grandi, scrisse, predicò, fece, insomma, vita apostolica? Innanzi tutto, Agnese e Caterina vissero in periodi diversi, seppure vicini, e non si conobbero. Ma la seconda ebbe grande ammirazione per Agnese e più volte si recò a Montepulciano per venerare il suo corpo incorrotto. In una di queste volte, mentre si chinava per baciare il piede della santa, questo si sollevò, quasi che Agnese volesse già rendere onore a colei che nella Chiesa sarebbe diventata ugualmente un gigante di carità, fede e virtù.

"Tu pensa a me, e io penserò a te"

Caterina spese la sua vita per la Chiesa: ardeva d’amore per Gesù crocifisso e amava il Vicario di Cristo in terra. Era piena di compassione per gli ultimi e i bisognosi, nei quali vedeva il Cristo sofferente. Famoso l’episodio che la vede elargire l’elemosina a un povero il cui volto, poi, le riappare, ringraziandola, sotto le sembianze dello stesso Cristo. Caterina ottiene tutto dal Signore, perché gli dà tutto. "Tu pensa a me e io penserò a te", le aveva detto Gesù. Davvero Caterina pensò solo a Lui e da Lui ebbe un Amore smisurato che dentro di lei era come fiamma accesa, fuoco incontenibile che incendiava il mondo. "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo", diceva ai suoi contemporanei.

 

I confini del mondo

Agnese ebbe vita contemplativa e quindi apparentemente più nascosta e riservata. Ma era conosciuta per le virtù e la carità e la sua fama si diffuse rapidamente anche al di fuori della città. In entrambe l’Amore di Dio divenne pioggia di carità nei confronti dei fratelli. La santa di Montepulciano manifestava questa virtù prima di tutto fra le sue sorelle, all’interno del monastero. Il profumo del suo amore, delle suo attenzioni delicate e materne si diffondeva in tutto quel piccolo edificio che diveniva, così, immenso e i cui confini erano gli stessi confini del mondo. Agnese stava nel Cuore di Dio e voleva portare tutti a quel Cuore. E lo faceva nella preghiera, con l’esempio e con la vita santa. Lo faceva con una grande compassione per la quale Dio ascoltava le sue preghiere e operava guarigioni spirituali e fisiche in coloro che bussavano alla porta del monastero.

 

La preghiera è il mezzo, la carità il fine

Per quanto concerne il rapporto con il Signore, entrambe lo vissero pienamente e Dio le ricolmò delle sue grazie. Per Caterina l’orazione è un costante appuntamento con il Cristo crocifisso e si distingue in vocale e mentale. La prima, necessaria, deve essere lo scalino per giungere alla seconda. Tuttavia Gesù stesso rivelò alla sua sposa che quando la carità lo richieda, è necessario lasciare l’orazione, poiché essa è un mezzo e il fine è la carità. L’urgenza, dunque, di un atto di questo tipo, porta l’anima direttamente al fine della sua vita interiore. Con l’intelletto, la volontà e la memoria l’anima deve camminare verso il Suo Signore e attraversare i tre scaloni spirituali per passare dal timore servile (imperfetto) all’amore di amico e all’amore filiale, attraverso il cammino che il Signore le farà percorrere.

 

"Le succede come a colui che s’immerge nel mare…"

A questo proposito, scrive il Beato Raimondo che "la santa vergine discorreva spesso con me dello stato in cui si trova un’anima che ama il suo Creatore e diceva che quest’anima non vede né ama se stessa né alcun altro; dimentica sé e ogni altra creatura". Riferisce poi le parole della santa: "Le succede dunque come a colui che s’immerge nel mare e nuota sott’acqua: non vede né tocca che l’acqua e quello che sta nell’acqua; e di ciò che è fuori dell’acqua nulla vede, né tocca, né palpa. Se gli oggetti che sono fuori dell’acque vi si riflettono, allora li vede, ma soltanto nell’acqua e come essi vi si proiettano e non altrimenti. Questa è la retta dilezione di sé e di tutte le creature".

Il più eccellente atto di carità

Di Agnese si racconta che pregasse a lungo e con fervore e, se disturbata, alzasse alte grida poiché nessuno poteva interrompere il dialogo col Signore. Tenendo sempre conto dello stile agiografico del tempo, che accentuava ed enfatizzava eventi di questo tipo, si deve tuttavia tenere fisso in mente il tipo di vita che Agnese conduceva: la vita contemplativa esige momenti fissi di preghiera liturgica. Probabilmente la santa, inserita in una volontà di Dio che Egli stesso espresse poi a Caterina quando le rivelò che i religiosi hanno l’obbligo della recita dell’Ufficio, capiva che a lei il Signore chiedeva in primo luogo una continua oblazione e intercessione per il mondo. Era questo il suo modo di contribuire alla salvezza e, come Mosè, teneva le braccia alzate davanti a Dio perché la predicazione dei frati portasse frutto e perché le anime lontane da Dio a Lui ritornassero. La preghiera, quindi, all’interno del monastero diventa l’atto di carità per eccellenza. Ma è evidente da quanto riferisce il Beato Raimondo che in Agnese, in realtà, azione e contemplazione riuscivano a coesistere meravigliosamente. "Tutte le consorelle hanno sempre modo di edificarsi, contemplando i movimenti dell’anima di Agnese visti attraverso il suo atteggiamento, sempre guidato da grande amore e avvedutezza; e osservandosi in comunità, con maraviglia sempre crescente, il senno senza pretese e la disinvolta di lei, tutte le consorelle ne ringraziano spesso, con somma umiltà, il Dator di ogni bene, mentre sentono di amare di ineffabile amore questa santa vergine".

Così diverse e così vicine

Caterina infuocò gli animi, Agnese curò i corpi; Caterina ebbe lo stesso Cuore di Gesù per amare con il Suo Amore, Agnese ebbe grande compassione; Caterina camminò col corpo, Agnese con il cuore. Caterina parlò, Agnese intercedette. Caterina, volitiva e passionale; Agnese, mite e silenziosa. In tutt’e due, in realtà, contemplazione a azione si fusero perfettamente e fu Cristo a guarire, operare prodigi e guarigioni.

Scrive San Paolo: "I Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio".

Rispondere all’amore di Dio è stato per Agnese e Caterina, dunque, un lasciare agire la Sua Grazia nella loro esistenza. E forse è proprio vero che se ognuno di noi fosse ciò che deve essere, il mondo non sarebbe lo stesso.

 

da "Piccole luci" gennaio-aprile 2004